45 buoni motivi per fare Educazione al Consumo Consapevole

45 buoni motivi per fare Educazione al Consumo Consapevole

Perché proprio 45 buoni motivi per fare Educazione al Consumo Consapevole? Perché sono ormai 45 anni che Coop è al fianco delle scuole di ogni ordine e grado con i percorsi di Educazione al Consumo Consapevole, alla Cooperazione e alla Cittadinanza attiva.

Il progetto SapereCoop, infatti, affonda le sue radici in un dialogo tra i mondi dell’educazione e della cooperazione iniziato nel 1980. La proposta educativa, da allora, si basa su un metodo euristico-partecipativo, che vede il supermercato come laboratorio didattico e accompagna i più giovani verso il processo: “Conosco, mi informo, scelgo, modifico i miei comportamenti”.

45 motivi per raccontare il viaggio educativo intrapreso dalle classi con i percorsi di SapereCoop Lombardia, dando voce a docenti, studenti, educatori e animatori e all’intera comunità educante dei territori, attraverso le esperienze in aula e nei punti vendita, le metodologie didattiche utilizzate e le riflessioni scaturite dalla partecipazione alle diverse attività.

L’obiettivo è condividere le scoperte e i meccanismi di crescita delle cittadine e dei cittadini più piccoli e giovani, accompagnandoli e, allo stesso tempo, lasciandoci accompagnare da loro in un percorso di costruzione della consapevolezza e della responsabilità. Educare è, infatti, un atto cooperativo. E, in un tempo complesso che ci interroga su sostenibilità, equità e partecipazione, è davvero importante costruire insieme, giorno dopo giorno, un percorso che coinvolga tutte e tutti: scuola, famiglie e territorio.

Motivo #6

Microfoni aperti sul…giusto

Professoressa Ivana GruppiCosa succede quando l’economia lascia i grafici e i numeri per sporcarsi le mani con la terra, la giustizia e i diritti? Accade che una classe, la 4B AFM dell’Istituto Ghisleri di Cremona, insieme alla professoressa Ivana Gruppi e all’educatore Saperecoop Gabriele Pendola, si trasforma in una redazione di podcast per dare voce a chi l’etica la pratica ogni giorno.

Nell’ambito del progetto “Buoni e Giusti” di Saperecoop, gli studenti hanno intrapreso un viaggio in quattro tappe tra imprese etiche, beni confiscati alle mafie e migrazioni economiche. Non è stata solo teoria: è stato un esercizio di cittadinanza attiva che ha dimostrato come il consumo consapevole sia, a tutti gli effetti, uno strumento di lotta alle illegalità.

Gabriele PendolaTutto è iniziato con gli incontri in classe, con un gioco sulle regole e un quiz sul fenomeno delle mafie, per poi calarsi nella realtà del caporalato e delle agromafie. Grazie alla metodologia del game-based learning con un gioco di simulazione i ragazzi hanno toccato con mano gli squilibri della filiera agroalimentare. L’obiettivo non era solo denunciare “le ombre”, quanto scoprire le “luci” verso cui rivolgere lo sguardo. Il faro rimane sempre l’articolo 41 della Costituzione, che ci ricorda come l’iniziativa economica è libera, sì, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, la sicurezza delle persone, la tutela dell’ambiente. E poi il valore delle certificazioni, prima fra tutte la SA8000, ottenuta da Coop Italia nel lontano 1998, che garantisce standard etici rigorosi lungo tutta la filiera ai consumatori.

Il cuore del progetto è stata la ricerca. Gli studenti, divisi in gruppi, hanno indagato il lato oscuro anche dei propri consumi (cosa mangiamo? come ci vestiamo?) per poi preparare interviste mirate a persone che hanno fatto della loro vita e del loro lavoro storie di impegno per i diritti, il lavoro giusto, il riscatto sociale. Le risposte ottenute non sono rimaste chiuse nei quaderni (o nei tablet!) degli studenti e delle studentesse, ma sono diventate la sceneggiatura di quattro puntate podcast. Tra scrittura dei testi, prove di registrazione e montaggio, le voci di questa classe cremonese sono diventate il veicolo per raccontare a coetanei, soci e socie, cittadine e cittadini scoperte di vero consumo consapevole.

Oggi pubblichiamo le puntate dedicate a:

● Il riscatto dei beni confiscati alle mafie con Libera Terra, nata dall’intervista fatta a Francesco Citarda, presidente del Consorzio Libera Terra Mediterraneo

 

● Il commercio equo e solidale nel mondo, creata a partire dalle domande rivolte a Benedetta Frare, Head of Communications di Fairtrade Italia.

 

Questa esperienza ci regala un motivo fondamentale per fare educazione al consumo: trasforma i ragazzi in “consum-attori” critici, protagonisti dei loro gesti d’acquisto. La 4B AFM ha dimostrato che quando la scuola incontra i valori della cooperazione, un uso intelligente delle tecnologie diventa un megafono per la legalità. Il risultato? Lo potete ascoltare da voi.

State connessi per non perdere le prossime puntate!

Motivo #5

I bambini: maestri di buone abitudini

Maestra Cignoli - Voghera (PV)

“È importante parlare di tematiche come ambiente, salute, l’essere cittadini responsabili perché questi argomenti ci permettono di prenderci cura della nostra Terra, sensibilizzare a buone abitudini per migliorare il nostro sistema di vita e contribuire al bene comune.” La classe 4C dell’IC di Via Dante di Voghera ha molto da dire e non si tratta di semplici parole ma di una vera e propria filosofia di vita che alunne ed alunni, guidati dalla maestra Elisa Cignoli e dal team di insegnanti, hanno appreso grazie ai percorsi di educazione al consumo consapevole Saperecoop. L’obiettivo è ambizioso ma fondamentale: trasformare concetti complessi come la sostenibilità e la cittadinanza attiva in gesti quotidiani e consapevoli.

«Crediamo sia indispensabile sensibilizzare i bambini verso temi così attuali e fondanti di ogni individuo, che sono anche valori condivisi nel curricolo verticale del nostro Istituto» ci racconta Elisa. Perché educare oggi a questi temi significa gettare le basi per individui capaci di contribuire al bene comune.

Aderire a un percorso Saperecoop come “Il piacere di mangiare sano”, ad esempio, nasce dalla convinzione che saper scegliere ciò che ci nutre quotidianamente sia il primo passo verso uno stile di vita più sano e sostenibile. Ma come si spiega la piramide alimentare a dei bambini di dieci anni senza annoiarli? La risposta sta nell’approccio ludico-creativo e nell’imparare facendo.

«Quando impariamo giocando o facendo esperimenti, ci divertiamo e capiamo meglio le cose», raccontano con entusiasmo le alunne e gli alunni. Le attività non si sono limitate alle mura scolastiche: l’esperienza al supermercato e i laboratori pratici hanno permesso ai bambini di scoprire il “viaggio del cibo” e come leggere le etichette per individuare prodotti buoni sia per la salute che per l’ambiente. In classe, gli esperimenti hanno svelato i segreti del mondo che ci circonda, consolidando quanto appreso attraverso la pratica diretta.

Uno degli aspetti più interessanti emersi dal lavoro della classe di Voghera è il ribaltamento dei ruoli: non sono solo gli adulti a insegnare ai bambini, ma può accadere l’esatto contrario. “Non tutti gli adulti sono preparati su questi argomenti. I bambini, che imparano tante cose nuove a scuola, possono insegnare agli adulti a fare scelte migliori, come non sprecare acqua e cibo, riciclare la plastica.

ANCHE I PICCOLI POSSONO AIUTARE I GRANDI!” È la prova che la sensibilizzazione non ha età e che, partendo dai banchi di scuola, si può innescare un cambiamento positivo che coinvolge l’intera comunità. Per l’IC di Via Dante, la collaborazione con Saperecoop non è un episodio isolato, ma un impegno che dura da ormai più di due cicli scolastici.

Attraverso il video realizzato dalla classe e il racconto delle loro scoperte, emerge chiaramente il “buon motivo” di questo percorso: educare al consumo non è “solo” una lezione, ma un’esperienza a 360 gradi che insegna a noi e agli altri a guardare il mondo con occhi nuovi, occhi più attenti ai bisogni reali del nostro corpo e del nostro pianeta.

Motivo #4

Come fa un supermercato a trasformarsi in un’aula?

Loretta DoldiLoretta Doldi ha insegnato per quarant’anni nelle scuole primarie di Crema e dintorni, occupandosi delle discipline antropologiche e scientifiche. Quando è arrivato il momento della pensione, invece di appendere definitivamente…“borsa e quaderni” al chiodo, ha scelto di portare la sua esperienza in un luogo che può sembrare inaspettato: il supermercato. Oggi Loretta è volontaria dell’Area Soci Cremasca di Coop Lombardia e, fra le varie attività che con il gruppo porta avanti, accompagna alunne e alunni nei laboratori di Educazione al Consumo Consapevole Saperecoop. Un percorso che, in realtà, conosceva bene anche prima. “Quando insegnavo iscrivevo spesso le mie classi ai laboratori Saperecoop,” racconta. “Le tematiche si integravano con la nostra programmazione didattica. Ora partecipo alle stesse attività, ma con un ruolo diverso: accolgo le classi all’arrivo, affianco educatori e insegnanti, e soprattutto cerco di far capire alle ragazze e ai ragazzi cosa rende Coop diversa dagli altri supermercati. Parlo loro di cooperazione, di scelte, di un’impresa che decide di dedicare risorse ed energie ad attività sociali e educative.”

Dopo una lunga carriera nella scuola, Loretta ha idee strutturate relativamente a cosa può funzionare in un processo di apprendimento: “Le attività concrete e laboratoriali sono fondamentali. Le esperienze che i ragazzi fanno nel punto vendita risultano molto efficaci per raggiungere gli obiettivi educativi.”  Strategie esperienziali e partecipative, didattica cooperativa, giochi di ruolo e dibattiti sono gli elementi che caratterizzano la relazione con le classi, stimolando curiosità, coinvolgimento e responsabilità. E l’entusiasmo dei bambini le dà ragione ogni volta. “Li vedo muoversi liberamente tra gli scaffali, collaborare in piccoli gruppi per cercare e scegliere i prodotti, scoprire informazioni leggendo attentamente le etichette, proporre soluzioni condivise. E, soprattutto, riflettere sul proprio comportamento come consumatori.” Tra i momenti che Loretta ricorda con più piacere ci sono l’approccio serio e consapevole degli alunni più piccoli e il loro stupore nello scoprire aree del supermercato che solitamente non si frequentano, da clienti. “Forse sono condizionata dalla mia esperienza con i bambini della primaria,” ammette sorridendo, “ma quegli sguardi curiosi dicono tutto.”

Ma quali sono i “buoni motivi” per fare educazione al consumo consapevole?

“I motivi sono molteplici. È necessario aiutare i ragazzi a diventare consumatori e cittadini responsabili, soprattutto in quest’epoca in cui i media ci bombardano continuamente con messaggi pubblicitari e trappole di marketing.” Le proposte di Saperecoop coprono una gamma ampia di argomenti, tutti fondamentali per formare giovani cittadini che sappiano porsi domande e mettere in pratica, ogni giorno, scelte sempre più consapevoli. Stabilire delle priorità è difficile, perché ogni tema ha la sua importanza. “Da ogni percorso che ho seguito,” conclude Loretta, “ho scoperto anch’io, come i bambini, informazioni nuove su alimenti, prodotti sostenibili e lavorazioni. Ma soprattutto ho potuto verificare una cosa importante: il supermercato può davvero diventare un luogo educativo.” Una lezione che vale tanto per i piccoli quanto per noi adulti.

Motivo #3

La forza della cooperazione…anche a scuola

In un’epoca in cui la competizione sembra dominare ogni settore, è fondamentale riscoprire e valorizzare un modello economico e sociale basato su collaborazione e condivisione di obiettivi: la cooperazione.

I percorsi di educazione cooperativa Saperecoop sono pensati per “allenare” alunne e alunni a prendere in carico problemi comuni e a trovare soluzioni condivise, fino ad arrivare a un vero e proprio sviluppo di idea imprenditoriale in forma cooperativa con il percorso “Un altro modo di fare impresa: la Cooperazione”. In occasione di uno degli eventi finali di progetto, abbiamo incontrato alcune studentesse e studenti delle classi quinte dell’Istituto Superiore “L. Da Vinci” di Cologno Monzese (MI).

Margherita, Nicholas, Hamdalla e Yari hanno potuto toccare con mano i principi e il valore del modello cooperativo, applicandoli in prima persona. Il risultato è un’interpretazione fresca e profonda, che va oltre la semplice definizione da manuale. Alla domanda “Quali parole associ alla parola cooperazione?”, gli studenti hanno risposto con concetti che sottolineano l’importanza dell’unità e dell’azione comune:

 “Riunione, collaborazione, amicizia.” Una triade che racchiude l’essenza di un’impresa dove il fattore umano è centrale, e dove l’obiettivo comune rafforza anche i legami interpersonali.

Unione, inclusione e condivisione di obiettivi.” Questa visione pone l’accento sull’aspetto inclusivo, fondamentale per creare una squadra che funziona a prescindere dal background di ognuno, concentrandosi sul fine comune.

Aiuto, squadra, motivazione.” La cooperazione è sinonimo di movimento e supporto reciproco, un sistema di sostegno attivo, una spinta che permette a tutti i membri del gruppo di sentirsi incoraggiati e di superare gli ostacoli.

“Unione di forze, condivisione di pensieri e coinvolgimento.” La cooperazione non è e non può essere solo teoria, soprattutto in questo tipo di percorso didattico, che promuove il sentirsi parte attiva di un progetto, dove il proprio contributo è riconosciuto e valorizzato per il successo del gruppo, secondo il meccanismo dell’interdipendenza positiva.

Le parole di questi giovani non sono solo definizioni, ma la prova che i principi cooperativi sono ancora attuali e risuonano con le esigenze delle nuove generazioni: quella di un lavoro in cui l’individuo non sia solo un ingranaggio, ma un socio che partecipa attivamente. Ecco perché l’educazione al consumo consapevole non può prescindere dalla conoscenza del modello cooperativo. Educare al consumo significa scegliere un’impresa che mette la persona al centro, riconoscere il valore della partecipazione e promuovere un’economia di inclusione. Come sottolineato dagli alunni stessi, la cooperazione è un modello che per sua natura accoglie, creando opportunità e benessere condiviso sul territorio: è il buon motivo per credere in un futuro economico più equo. È la dimostrazione che un altro modo di fare impresa non solo è possibile, ma è anche quello in cui loro desiderano far parte. È l’unione che fa la forza, oggi più che mai.

Motivo #2

Gli ingredienti dell’educazione al Consumo Consapevole

Cosa c’è dietro un percorso Saperecoop? Il team educativo e animativo di SapereCoop, impegnato ogni giorno nella progettazione e nella realizzazione delle attività, lo racconta attraverso una manciata di parole, ingredienti di una ricetta davvero speciale.

Cura è la parola di Elena, il fondamento di tutto. “Per me il consumo consapevole significa provare a prendersi cura del mondo in cui viviamo e di chi lo abita”, spiega. Un vero piccolo grande potere che abbiamo è informarci e scegliere cosa acquistare e a chi dare i nostri soldi. La cura è azione concreta: ogni acquisto è un voto e ogni scelta ha un peso.

Simona e Marta aggiungono le domande, agenti di cambiamento. “L’educazione al consumo consapevole aiuta a porsi anche domande scomode, quelle che mettono in crisi le nostre abitudini, i luoghi comuni, i pregiudizi.” Noi operatori “aiutiamo ragazzi e ragazze a essere più curiosi, a indagare su ciò che consumano, perché il cambiamento parte sempre da una buona domanda”.

Lisa porta anche la coerenza: “Per dare efficacia a un’attività di educazione al consumo consapevole c’è bisogno che siamo noi educatori i primi a crederci e dare l’esempio”. I ragazzi sentono subito quando manca l’autenticità. La coerenza è la distanza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Quando quella distanza si azzera, l’educazione diventa credibile, diventa vera.

Mario parla di ritmo: “Serve ad essere in sintonia con tutti”. Educare non è imporre un tempo, ma trovare quello giusto, quello che permette a ciascuno di fare proprio il percorso. Anna completa con la creatività: “È una competenza da allenare per risolvere i grandi temi di sostenibilità del nostro mondo”. I problemi complessi richiedono immaginazione, la capacità di vedere connessioni inaspettate, di provare strade nuove.

Rosella sceglie cittadinanza attiva: “Essere consumatori consapevoli significa comprendere, responsabilizzarsi, scegliere e agire consapevolmente”. L’educazione al consumo consapevole non forma spettatori, ma protagonisti capaci di leggere il mondo e di intervenire su di esso.

Gabriele e Linda ci ricordano la possibilità e l’occasione: “Il cambiamento ispira sempre una possibilità di fare meglio. Di fronte a tanti prodotti sullo scaffale io POSSO sempre scegliere. Possibile è ciò che nasce dalla consapevolezza che anch’io posso dare il mio contributo”. La possibilità è l’antidoto alla paralisi, la certezza che anche il più piccolo gesto conta.

Stefano chiude con la voglia…di cambiare il mondo: “Tutto comincia da lì. Spesso il ‘non si può fare’ è una scusa per non impegnarsi in prima persona, mentre le nuove generazioni non dovrebbero mai perdere quella spinta propositiva che dà la voglia di un futuro migliore”.

Quella dei percorsi Saperecoop è una ricetta speciale perché non ha dosi fisse, cambia con ogni gruppo, con ogni età, con ogni contesto. Ma questi ingredienti ci sono sempre. Sono il cuore di un’educazione che non vuole solo informare, ma tras-formare. Accompagnare persone verso la scoperta del proprio potere di scelta, aiutarle a capire che ogni decisione lascia delle impronte su di noi e sul pianeta e che insieme possiamo prenderci cura del mondo in cui viviamo.

Motivo #1

La parola agli insegnanti: perché educare al Consumo Consapevole?

Per rispondere abbiamo intervistato due docenti che scelgono da tempo i percorsi Saperecoop – il professor Adalberto Bonetti della Scuola secondaria di I grado “A. Galmozzi” di Crema e la professoressa Sara Muraro, dell’Istituto Alberghiero “A. Olivetti” di Monza. Insieme a loro abbiamo cercato di capire perché l’educazione al consumo non è solo una scelta didattica, ma una vera e propria urgenza.

professor Adalberto Bonetti Quando abbiamo chiesto al prof. Bonetti perché sia cruciale oggi parlare con i più giovani di sostenibilità la sua risposta è stata chiara: è un “sentito dovere morale nei confronti del benessere del pianeta”.

La scuola non può più permettersi una “trasmissione di saperi fine a sé stessa”. L’obiettivo è più grande: l’educazione è “un’arma potente” che deve portare al “conoscere per agire. Subito. Non c’è davvero più tempo e i nostri studenti devono sapere che anche loro possono dare un contributo alimentando comportamenti virtuosi”. Il punto non è spaventare i ragazzi, ma renderli consapevoli che ogni persona è “parte attiva in questo frastagliato e preoccupante quadro”. Stanno crescendo come cittadini che devono imparare ad affrontare le sfide di sostenibilità che si presentano ogni giorno.

Come si traduce questa urgenza in classe? Il professore ci svela cosa è accaduto fra i banchi: un semplice prodotto di consumo smette di essere un oggetto e “ha preso molteplici sembianze”.

 

Per i suoi alunni, ora un prodotto è anche:

  • una quantità di gas serra emessa
  • dei litri d’acqua consumati
  • condizioni in cui vivono gli animali
  • culture da scoprire
  • zuccheri e additivi nascosti, stagionalità e…tanto altro.

Il risultato? I ragazzi lo “portano a casa, fornendo alle famiglie occhi diversi”. È un “contagio, positivo, che dà speranza” attraverso gesti che fanno la differenza.

Ma perché, tra molte proposte legate all’insegnamento dell’Educazione Civica le scuole scelgono proprio l’Educazione al Consumo Consapevole?

professoressa Sara MuraroLa prof.ssa Muraro evidenzia come Saperecoop sia diventata un partner fondamentale dopo aver partecipato a iniziative come un convegno sull’utilizzo delle eccedenze alimentari, donate anche da Coop. “Questa è stata l’occasione che ci ha permesso di conoscere Saperecoop e le attività per la promozione del Consumo Consapevole negli istituti lombardi.”

Quali sono i punti di forza che i docenti apprezzano di più?

  • I percorsi sono numerosi e permettono di focalizzare l’attenzione su un singolo aspetto, ambientale o sociale, mantenendo però sempre uno “sguardo d’insieme”.
  • Vengono utilizzate metodologie didattiche interattive. Questo spinge lo studente a “mettersi in gioco ed essere protagonista del percorso di scoperta”.
  • La presenza degli operatori aiuta gli studenti a riflettere sui “possibili comportamenti o azioni virtuose da adottare”.

Per l’Istituto Olivetti, ad esempio, sono fondamentali attività concrete come capire le cause dello spreco, cercare soluzioni per ridurlo e creare “ricette antispreco o consigli per un atteggiamento più responsabile”. L’Istituto, in particolare, ha scelto di seguire il percorso “Un benessere senza spreco”.

In conclusione, come ci dice la prof. Muraro, il valore aggiunto è la collaborazione tra l’esperto di Saperecoop e gli insegnanti, che permette di proseguire il percorso e renderlo parte del bagaglio culturale dello studente. L’educazione al consumo è davvero la chiave per formare giovani cittadini che sappiano porsi domande e sappiano mettere in pratica, ogni giorno, scelte sempre più consapevoli.

Skip to content